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    (14/08/2009 - 23:38)

    IL SINTETIZZATORE

    di The-Undertaker

    Sintetizzatore Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Il sintetizzatore Oberheim OB12 Il sintetizzatore (abbreviato anche synth dal termine in inglese) è uno strumento musicale che appartiene alla famiglia degli elettrofoni. È un apparato in grado di generare autonomamente segnali audio, sotto il controllo di un musicista o di un sequencer. Si tratta di strumenti che possono generare imitazioni di strumenti musicali reali o creare suoni non esistenti in natura. Il sintetizzatore è generalmente controllato per mezzo di una tastiera simile a quella del pianoforte, ma non mancano realizzazioni destinate ad essere gestite mediante il fiato, la pressione, le corde di una chitarra o altri tipi di controller come sensori a raggi infrarossi. Indice [nascondi] 1 Breve storia 2 Tecnica 2.1 Sintesi Sottrattiva 2.2 Sintesi Additiva 2.3 Sintesi granulare 2.4 Modulazione di Frequenza e di Fase 2.5 Campionamento 2.6 Il Controllo in Tensione (V.C.) 2.7 Generatori a bassa frequenza (LFO, Low Frequency Oscillator; modulazione periodica) 2.8 Generatori di Inviluppo (modulazione aperiodica o transitoria) 2.9 Distorsione di fase - Phase Distortion 3 Elenco di sintetizzatori a sintesi sottrattiva 4 Elenco di sintetizzatori a sintesi additiva 5 Elenco di sintetizzatori a sintesi FM 6 Voci correlate 7 Collegamenti esterni Breve storia [modifica] Agli inizi del novecento il piano sonoro era stato molto sfruttato: si era arrivati ad un punto in cui i suoni e le combinazioni di questi erano state totalmente utilizzate. Infatti il sistema temperato, che divide la scala in 12 semitoni, era giunto in saturazione. Si continuò per molto tempo ancora ad usare il sistema su cui si basa Il clavicembalo ben temperato di Bach, ma in quel periodo grazie anche alla letteratura (Proust) e soprattutto alla allora nascente psicoanalisi (Freud) si sentì l'esigenza di scoprire nuove forme. Queste nuove forme dovevano rappresentare l'inconscio cercando l' inaudito (mai sentito), i primi esponenti furono: Ferruccio Busoni ed Edgar Varèse. Il limite, se si pensa che siamo agli inizi del novecento, era l'utopia di questa nuova forma che non poteva essere concretizzata. Furono due i musicisti che si accostarono a loro volta a questo argomento, in modi diversi, ma sicuramente con ottimi risultati Claude Debussy e Bela Bartok, tali da far interessare anche la musica cosiddetta colta. Il primo basando la sua ricerca sull'intuizione, il secondo facendo perno sulla ricerca.[senza fonte] Il futurismo approdò anche nella musica tramite Luigi Russolo, utilizzando il rumore della quotidianità tramite degli strumenti chiamati intonarumori che erano delle grandi scatole generatrici di rumori di cui si variava l'altezza muovendo una particolare leva. Successivamente si ebbero strumenti quali le onde Martenot e il thelarmonium. Nascono così i primi sistemi elettromeccanici per la produzione di nuovi suoni (nuovi intervalli). Erano essenzialmente dei grandi oscillatori che intonavano il suono a varie altezze, riproducendo tutte le altezze intermedie. Il cinema ebbe un'influenza sullo sviluppo della musica elettronica, ma il primo strumento elettronico efficiente si ha solo nei primi anni 50 con il sintetizzatore di Belar-Olson realizzato negli studi della RCA frutto di una collaborazione fra scienziati e musicisti. Tale strumento raggruppava degli oscillatori analogici di grandi dimensioni per generare il suono, un modulatore ad anello con l'uscita che è la somma e la differenza delle frequenze d'ingresso e diversi filtri d'elaborazione. Ne resta qualche traccia in una collezione di album dimostrativi prodotti dalla stessa RCA al fine di diffondere le capacità timbriche dell'apparecchio. L'apparecchio era enorme, complesso da manovrare e delicato nella sua manutenzione; la programmazione delle note, del ritmo e delle (relative) variazioni timbriche avveniva attraverso un lungo nastro di carta perforata che, fatto transitare sotto ad una contattiera a pettine, permetteva di prevedere l'apertura o chiusura dei diversi circuiti.Contrariamente a quanto alcuni credono, il Synthesizer RCA non venne utilizzato nella colonna sonora del film Il pianeta proibito, di Fred McLeod Wilcox del 1956; per questo lavoro, i coniugi Louis e Bebe Barron realizzarono circuitazione valvolare originale, in grado di produrre timbriche (per l'epoca) inusitate; probabilmente, il lavoro dei Barron per Forbidden Planet rappresenta il primo esempio "nobile" di circuit bending applicato alla produzione sonora. Tra i primi compositori di musica elettronica ci fu Milton Babbitt che imitò i suoni dell'orchestra usando strumenti elettronici. Particolare importanza ebbe la città tedesca di Darmstadt sede di riunioni di musicisti dal 1956 al 1961 in cui si tennero dei corsi di fondamentale importanza per il futuro, tra i partecipanti ricordiamo: Luigi Nono, Bruno Maderna, Luciano Berio, Pierre Boulez, Karlheinz Stockhausen, John Cage, Edgar Varèse. Nascono le prime composizioni che non imitano più il suono di strumenti esistenti, ma bensì fanno del timbro il parametro principale della musica : "noi possiamo comporre il suono"; si utilizzano così le componenti microscopiche delle onde sonore a differenza di prima che si componeva su timbri preesistenti. Anche in America si verifica lo stesso con John Cage che sceglie la casualità nella composizione mentre gli altri coetanei sviluppano la costruzione timbro dopo timbro. In Francia alla fine degli anni 50 negli studi della televisione francese ORTF nasce la Musique concrète (Pierre Henry, Pierre Schaeffer), si usano giradischi rallentati ed ogni tipo di nuove sonorità; si sviluppano studi in tutta Europa, in Italia nasce il Centro di Fonologia Musicale della RAI nei primi anni 60. Un passo avanti si è verificato negli anni Sessanta, con l'introduzione di versioni ridotte di sintetizzatori, destinati alla creazione di timbriche inusuali, in alcuni gruppi di musica progressive; ad esempio i Van der Graaf Generator ed i Pink Floyd. Verso la fine degli anni Sessanta, comparvero i primi esemplari di sintetizzatori portatili, fabbricati in piccole serie per impiego nella musica dal vivo; precursori di questa generazione furono Robert Albert Moog e Alan R. Pearlman, rispettivamente fondatori delle più note Case produttrici di questi strumenti: Moog Inc. e ARP Instruments. Il periodo fino alla fine degli anni '70 vide lo sviluppo di strumenti monofonici (possibilità di suonare un tasto solo alla volta) con tecnologia esclusivamente a sintesi sottrattiva, sviluppati su scelte progettuali diverse: ad esempio, i sintetizzatori Moog erano largamente apprezzati per il suono sempre leggermente stonato e pertanto molto ricco, mentre i prodotti ARP avevano fama di estrema intonazione e stabilità. Un'eccezione riguardava il Mellotron, strumento destinato alla riproduzione di suoni naturali preregistrati; di fatto, lo strumento disponeva di uno spezzone di nastro magnetico per ogni tasto non chiuso ad anello, bensì lasciato libero entro apposite guide contenute nel mobile sotto la tastiera vera e propria: premendo i tasti, si poteva suonare lo strumento originale. Naturalmente una tecnica di questo tipo poteva funzionare soltanto con suoni privi di sostegno, di durata limitata ai pochi secondi trasferibili sui segmenti di nastro magnetico. Lo strumento era polifonico (possibilità di suonare più tasti contemporaneamente) e la sua introduzione sul mercato discografico causò un notevole interesse. I primi esemplari di sintetizzatore analogico polifonico risalgono all'inizio anni '80, e presentavano generalmente grossi problemi di intonazione e stabilità nel tempo, oltre all'ovvia complessità nel gestire contemporaneamente sia oscillatori che filtri. Uno sviluppo nel senso dell'intonazione, giunse dall'industria dei semiconduttori, con la produzione di circuiti integrati per la realizzazione di organi elettronici e strumenti analoghi; nei sintetizzatori polifonici del periodo, si otteneva la generazione digitale della forma d'onda, e relativa elaborazione analogica sottrattiva; il risultato era una perfetta intonazione dello strumento, ma contemporaneamente una perdita di corposità del suono, dovuta alla perfetta messa in fase fra i generatori, situazione che non si verifica in natura, come nel caso di una sezione d'archi o di ottoni. Infatti, in un'orchestra, ogni singolo strumento crea il proprio timbro caratteristico indipendentemente dagli altri; l'insieme di questa ricca struttura armonica genera il suono polifonico al quale siamo abituati. Una soluzione giunse dalla giapponese Roland, con due serie di strumenti (Juno(vedi Juno 106) e Jupiter) che implementavano una filosofia molto interessante: utilizzo di generatori analogici, mantenuti intonati da un generatore digitale. In questo modo l'intonazione restava propria del sistema digitale, mentre ogni singolo oscillatore poteva produrre la propria forma d'onda in modo asincrono rispetto agli altri, a tutto vantaggio del realismo polifonico. Ancora, altri produttori svilupparono soluzioni in questa direzione: la ARP Instruments produsse l'ARP Omni, che impiegava un generatore digitale unico, secondo un classico schema da organo elettronico, mentre la tastiera agiva su una serie di formatori d'onda indipendenti. Lo strumento aveva una sezione destinata alla riproduzione di orchestra d'archi e questa tecnica permise allo strumento il raggiungimento di standard di realismo fino ad allora impensabili. Grande cura fu inoltre dedicata al modulo di effetto chorus(timbro che simula il suono prodotto da un coro), che utilizzava tre linee di ritardo in parallelo, rigorosamente tarate su tempi primi fra loro, per evitare qualunque effetto di periodicità e di artificiosità nell'ascolto. L'ARP Omni, disponendo inoltre di tre sezioni indipendenti (archi, ottoni, bassi), sia per timbro che per tecnologia utilizzata, rappresenta il primo esperimento in scala industriale di strumento multitimbrico (un timbro diverso per ogni nota suonata). Andando avanti in questa direzione, la ARP Instruments, ora in gravi difficoltà finanziarie [1], cedette il suo ultimo progetto, Chroma, alla americana Fender, che lo mise in commercio nel 1982 ad un prezzo sbalorditivo anche oggi: sedici milioni e mezzo di Lire di allora (circa 8.000 Euro odierni). Il Chroma disponeva di sedici oscillatori analogici, perfettamente intonati come nello stile ARP (impiegando la tecnologia charge-pump), di sedici filtri e sedici amplificatori, tutti controllati mediante un microprocessore, con possibilità di interfacciarsi ad un computer Apple ][ [2] per ottenere una vera polifonia multitimbrica; il risultato era (ed è) del tutto eccezionale sia sotto il profilo tecnico che della performance dal vivo. Una delle caratteristiche dell'utilizzo del microprocessore, oltre al supporto di memorie per i vari timbri a disposizione del musicista, riguarda la generazione delle modulazioni. In un sintetizzatore analogico, un modulo a controllo di tensione (v.) può essere oggetto di modulazione da parte di più moduli contemporaneamente: Keyboard Follow, oscillatore a bassa frequenza (LFO), ADSR, controlli estemporanei come pedali di espressione e/o Pitch Wheel e così via. Viene da sé che, trovandosi in un sistema di tipo analogico, la somma di tutte queste variabili porta facilmente ad errori e imprecisioni, che si traducono in inopportune stonature ed effetti non desiderati dal musicista. Il Chroma simulava tutte queste tensioni sotto forma di numeri, eseguendo la somma algebrica dei valori di tutte queste sorgenti modulanti direttamente nei registri del microprocessore, senza errore alcuno. Solo il dato finale veniva convertito in valore analogico (con un DAC a 12 bit) ed inoltrato al modulo da controllare; il risultato era ancora una volta di una precisione straordinaria. Sempre nel 1982, la giapponese Yamaha segnò un passo importantissimo in questo sviluppo, mettendo in commercio il sintetizzatore DX-7, a modulazione di frequenza a 6 operatori; lo strumento suonava splendidamente e forniva suoni di ricchezza e complessità fino ad allora impensabili (campane, molle d'acciaio, violini con l'attacco dell'archetto e così via). La sua comparsa segnò il declino dei numerosi strumenti a sintesi sottrattiva esistenti all'epoca, e aprì la strada in modo sempre più standardizzato alla tecnologia digitale. Pochi anni più tardi, fecero la loro comparsa altri tipi di sintesi digitale; in effetti, una volta poste le basi per fabbricare in larga scala strumenti gestiti da microprocessori sempre più potenti, risultò assai semplice adottare tecniche innovative per adattarsi alle crescenti esigenze dei musicisti. Da menzionare la tecnologia RS-PCM di Roland (1988), che per evitare l'effetto di suono riprodotto (opaco, poco incisivo), tipico dei numerosi campionatori dell'epoca, utilizza un generatore a sintesi additiva, controllato da un profilo descrittivo del suono originale, che poteva risiedere su economiche schedine inseribili. Il risultato è di rara brillantezza e presenza, dovuta alla vera e propria rigenerazione del suono mediante armoniche prodotte all'istante, quindi non riprodotte. Un ulteriore beneficio viene dalla quantità di memoria necessaria per archiviare i suoni o adottarne di nuovi: laddove un campionatore necessita di archiviare le forme d'onda per intero, con grande dispiego di memoria, la tecnica RS-PCM richiede soltanto di memorizzare il modo (il profilo) con cui la sintesi additiva deve essere articolata. Questa tecnica è tutt'ora utilizzata nei pianoforti digitali della stessa Casa. Tecnica [modifica] Sintesi Sottrattiva [modifica] Da un generatore di segnali audio con elevata produzione di armoniche (onda quadra, onda triangolare, dente di sega o rettangolare per maggiore complessità) si interviene con un sistema di filtri allo scopo di eliminare quelle porzioni del suono che non interessano; si definiscono pertanto filtri passa-basso, passa-banda, passa-alto e arresta-banda, che impiegano algoritmi matematici nei circuiti RC (Resistenza e Condensatore in analogico) per svolgere il proprio lavoro. Un filtro passa-basso ha lo scopo di eliminare in modo controllato le frequenze più elevate ottenendo così una limitazione delle armoniche rispetto alla fondamentale, cosa che permette di imitare alcuni strumenti musicali tradizionali; un filtro passa-banda, invece, prevede la definizione di una zona intermedia dello spettro acustico, eliminando le frequenze esterne ad essa; il filtro passa-alto elimina in modo controllato le frequenze più basse, ottenendo una progressione di armoniche che non esiste in natura; infine, un filtro arresta-banda svolge un compito inverso rispetto al passa-banda, ovvero elimina solo una porzione intermedia dello spettro acustico, lasciando inalterato il resto del segnale musicale. Sintesi Additiva [modifica] Partendo dal presupposto per il quale il timbro caratteristico di un dato strumento è prodotto dalla fondamentale più una determinata distribuzione delle armoniche, è possibile ricreare un suono naturale partendo dalla somma di un certo numero di frequenze fondamentali (segnali sinusoidali) e distribuendole nello spettro sonoro. Tale tecnica, pur permettendo teoricamente di poter riprodurre qualsiasi suono esistente, in realtà è di estrema complessità; infatti, laddove la sintesi sottrattiva agisce su un consistente numero di armoniche, già patrimonio del segnale grezzo originale, qui abbiamo la necessità di controllare un numero elevatissimo di fondamentali, che molto probabilmente andranno modulate individualmente, per ottenere una risposta convincente all'ascolto. Si tratta pertanto di una tecnica complessa, che non ha incontrato molto successo nella produzione industriale di strumenti musicali elettronici (è però interessante nell'ambito della ricerca). Sintesi granulare [modifica] Sistema di sintesi del suono che si basa su una concezione corpuscolare del suono; questo viene quindi generato mediante lo sviluppo di grani sonori che vengono poi sommati per generare suoni complessi. Modulazione di Frequenza e di Fase [modifica] Sperimentata da John Chowning presso il centro CCRMA della Stanford University, questa tecnica è divenuta di grande popolarità tramite una fortunata serie di sintetizzatori prodotta dalla giapponese Yamaha, a partire dal 1982. Il concetto parte dalla possibilità di modulare in banda audio la frequenza di una fondamentale mediante un altro segnale (puro cioè sinusoidale nelle prime versioni commerciali Yamaha, di complessità differente nelle implementazioni successive): sotto questa azione, il segnale modulato modifica la propria fase in funzione del segnale modulante, perdendo così la caratteristica di segnale puro e arricchendosi di nuove armoniche; il risultato è estremamente variabile in funzione del rapporto aritmetico fra le frequenze e dell'ampiezza del segnale modulante: maggiore è l'ampiezza del segnale modulante, maggiore sarà la distribuzione di armoniche nel segnale fondamentale. Ciò permette di ottenere timbriche di eccezionale verosimiglianza, soprattutto operando con combinazioni di più generatori (nel caso di Yamaha, fino ad sei nel sintetizzatore DX-1) e operando sullo schema di combinazione dei generatori (detti operatori), sull'inviluppo di ampiezza e di frequenza degli stessi. Questo procedimento è molto più vicino alla generazione naturale del suono di quanto si immagini; nel momento in cui il suono viene prodotto, ad esempio con una chitarra acustica, la corda viene spostata dal proprio stato di quiete e rilasciata: ciò provoca un'oscillazione della corda corrispondente alla sua fondamentale, sommata allo "sforzo" del pizzico. In questo esempio, la fondamentale della corda è l'oscillatore modulato, mentre l'andamento nel tempo della componente del pizzico rappresenta l'oscillatore modulante. L'ampiezza di entrambi degrada con l'andare del tempo, fino al naturale smorzamento del suono, ovvero si delineano due differenti curve di inviluppo per i due generatori. Il suono risultante sarà pertanto diversamente colorato in funzione dell'intensità e della modalità (dita o plettro) del pizzico. Un esempio ancora più evidente lo si trova nella tecnica slap per il basso elettrico, o nelle varianti del pianoforte acustico (piano elettrificato Yamaha, piano a puntine). Nel caso degli archi, è lo sfregamento dell'archetto sulla corda a creare la componente modulante. Non a caso, la modulazione di frequenza e di fase trova l'eccellenza nella riproduzione proprio di queste categorie di strumenti. Campionamento [modifica] Un segnale audio può essere registrato sia in modo analogico, trasferendone la modulazione di ampiezza su un supporto magnetico, sia in modo digitale, effettuando una misurazione a campioni della sua ampiezza nel dominio del tempo, e riportandone i valori in un elaboratore, sotto forma di numeri. Se la frequenza di campionamento è sufficientemente elevata (2 volte la frequenza da campionare per un sistema binario, secondo il teorema di Shannon), il segnale audio può essere così trasferito nella memoria di un elaboratore e successivamente riprodotto, procedendo alla sua rigenerazione inviando, con velocità regolare, i valori misurati ad un DAC (convertitore digitale-analogico), che provvederà a fornire una tensione analogica in uscita, destinata ad essere amplificata ed ascoltata. Realizzando un registratore digitale di questo tipo, è possibile ottenere una riproduzione eccezionalmente realistica dei suoni con ampiezza costante (es. organo, strumenti a fiato, archi), un po' più complessa invece la riproduzione dei suoni con un andamento variabile nel tempo, come nel caso del pianoforte, degli strumenti a corde pizzicate e delle percussioni. Un campionatore, quindi, deve necessariamente fornire le opportune possibilità di agire sul segnale campionato, modificandone la distribuzione delle armoniche e dell'ampiezza nel tempo, in modo da restituirgli quella naturalezza corrispondente allo strumento originario. Il Controllo in Tensione (V.C.) [modifica] Una certa quantità di parametri da controllare (intonazione, frequenza dei filtri, ampiezza del segnale, andamento nel tempo e così via) richiederebbe un'operatività estremamente articolata per poter suonare un sintetizzatore in tempo reale; infatti, i primi esperimenti erano realizzati sfruttando la registrazione multitraccia per poter ascoltare insieme il prodotto di più sessioni di registrazione; successivamente, si pensò di poter controllare tutti questi parametri per mezzo di una tensione variabile: il musicista modificava una tensione ruotando una manopola, e una serie di oscillatori poteva variare tutta insieme la propria intonazione. Andando oltre, un secondo problema riguarda la riproduzione delle armoniche nello spettro dell'esecuzione musicale; un sintetizzatore a sintesi additiva, con filtro regolato per produrre un suono di trombone alle basse frequenze, produrrà un suono via via più flebile man mano che ci si avvicina alle note più alte, poiché il filtro ha una frequenza fissa e non si adatta al nuovo segnale che lo attraversa. L'adozione del V.C. ha permesso di realizzare il Keyboard Follow, ovvero una tensione che varia con la posizione del tasto premuto sulla tastiera, che va ad alterare contemporaneamente l'oscillatore controllato in tensione (VCO, Voltage-controlled oscillator) in modo da intonare la nuova nota, ed il filtro (VCF, Voltage Controlled Filter) per adattarlo alla nuova frequenza, per estrarne le armoniche nel modo opportuno. Una terza implementazione del sistema a controllo di tensione riguarda l'unità di amplificazione del suono (VCA, Voltage Controlled Amplifier), permettendo di creare suoni con intensità programmabile e variabile nel tempo. Generatori a bassa frequenza (LFO, Low Frequency Oscillator; modulazione periodica) [modifica] Per fornire un effetto piacevole ed espressivo al suono di una forma d'onda filtrata in modo statico da un sistema di filtri, si possono sommare oscillazioni periodiche a frequenza subsonica (es. da 0 a 10 Hz) alla tensione che controlla l'oscillatore, il filtro e/o l'amplificatore d'uscita. Gli effetti così ottenuti prendono il nome di vibrato quando il LFO modula la frequenza di lavoro del VCO, tremolo quando il LFO modula l'ampiezza del VCA, mentre la modulazione del filtro (VCF) permette di creare effetti del tipo "wah-wah". Generatori di Inviluppo (modulazione aperiodica o transitoria) [modifica] Una caratteristica importante del suono di qualsiasi strumento musicale è l'espressione, ovvero la possibilità, per il musicista, di indurre lo strumento a variare un poco la timbrica, l'intensità e anche l'intonazione durante l'esecuzione, per rendere il suono più gradevole: si pensi ad esempio all'esecuzione di una sonata per pianoforte, o ad un assolo di violino, parti nelle quali la differenza di intensità, di ricchezza acustica e di vibrato permette di sottolineare alcuni passaggi, trasmettendo una determinata emozione all'ascoltatore. Nel caso dei sintetizzatori, si può intervenire su vari parametri, ma resta sempre il problema delle esecuzioni dal vivo, che richiederebbero una squadra di tecnici per manovrare tutti i controlli nel modo e nella sequenza desiderate dall'esecutore. Inoltre, va osservato che molte di queste variazioni seguono uno schema fisso: si pensi ad esempio all'attacco in crescendo di una sezione d'archi, sempre uguale per ogni tasto che viene premuto. Per riprodurre questo genere di modulazioni non periodiche, si ricorre a generatori di transitori di tensione, programmabili, in modo da generare il medesimo profilo della grandezza controllata ad istanti preimpostati (es. pressione di un tasto della tastiera). Alla pressione del tasto, il generatore di transienti genera una tensione crescente, che raggiunge un proprio massimo, per poi decadere ad estinguere l'effetto dopo il rilascio del tasto (coda, filtro passa-basso che diminuisce la frequenza di taglio, oscillatore che stona leggermente e così via). Esistono in genere diversi schemi di generatore di transienti (o di inviluppo): AR, ADSR, AHDSR, AHDBDR e molti altri. L'AR (Attack, Release) definisce un tempo di salita della tensione alla pressione del tasto, ed un tempo di discesa al suo rilascio: adatto quindi per iterazioni semplici quali archi, fiati e voci. ADSR (Attack, Decay, Sustain, Release) permette di creare un transitorio più vicino a strumenti caratterizzati da un attacco specifico (pianoforte, tromba, percussioni); alla pressione del tasto, la tensione di controllo sale in un tempo definito dal parametro Attack fino ad un picco massimo fisso; subito dopo, la tensione scende con la velocità definita dal parametro Decay, fino a stabilizzarsi sul valore impostato dal parametro Sustain; infine, al rilascio del tasto, il parametro Release provvede a determinare in quanto tempo la tensione controllata ritornerà allo zero. Quelli più complessi come AHDSR (Attack-Hold-Decay-Sustain-Release) e AHDBDR (Attack-Hold-Decay-Breakpoint-Decay-Release) sono meno diffusi, ma cominciano diffondersi nei più evoluti sintetizzatori assieme alla possibilità di creare inviluppi completamente personalizzati. Distorsione di fase - Phase Distortion [modifica] Presente nei sintetizzatori CASIO della serie CZ, trattasi di una differente implementazione di un principio analogo alla sintesi FM, tipica questa della serie DX della Yamaha, decisamente più impegnativa per l'utente in sede di programmazione. Di fatto qui gli oscillatori in gioco sono solo due, al posto dei quattro o più operatori della sintesi FM - il lettore pensi che ci sono sistemi Synclavier che arrivano a gestire fino a 12 operatori - e l'uno può modulare l'altro, ma possono essere lette dalle tavole onde molto più complesse delle semplici sinusoidi. Dalla variazione della lettura dei dati dalle tavole deriva il caratteristico suono della serie CZ, capace di emulare dignitosamente senza troppi calcoli per il programmatore anche il comportamento dei filtri risonanti, grazie a delle funzioni a "finestra" che consentono una variazione del contenuto armonico di partenza. Elenco di sintetizzatori a sintesi sottrattiva [modifica] Modular Moog Minimoog Elka synthex Sound Maker 11122E Farfisa Elenco di sintetizzatori a sintesi additiva [modifica] Kawai K5 Elenco di sintetizzatori a sintesi FM [modifica] Yamaha DX7

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    (14/08/2009 - 23:35)

    IL SINTETIZZATORE

    di The-Undertaker

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    (24/01/2009 - 15:33)

    LA storia della musica

    di The-Undertaker

    IL REGGAE

    Il Reggae è un genere musicale originario della Giamaica essenzialmente discendente dallo ska, passando per il rocksteady. Esso inoltre trae elementi dalla musica popolare giamaicana (Mento, Calypso) agli influssi R&B, jazz e soul nordamericani in voga negli States.

    Questa musica è solitamente accostata a periodi e movimenti giunti successivamente deviando e filtrando il genere musicale verso altre strade, completamente opposte a quelle delle sue origini e delle primissime diffusioni giovanili. Con l'avvento del culto religioso rasta, capeggiato da Bob Marley, il primo reggae infatti morì definitivamente. Marley, trasformò il reggae, non solo sotto l'aspetto musicale e ritmico, ma lo diffuse come culto vero e proprio, cambinando notevolmente quelle che erano le radici pure di questo specifico sound. Fu proprio con l'arrivo del roots reggae, che l'autenticità del sound originario scomparì per sempre[1]. In origine sostenuto da rude boy e skinhead, il reggae divenne poi simbolo del culto religioso chiamato rastafarianesimo.

    Indice

    [nascondi]

    Storia [modifica]

    Le origini [modifica]

    Ska [modifica]

    Per approfondire, vedi la voce Ska.
    La Giamaica

    Uno dei principali generi di ispirazione del reggae fu lo ska, una musica dalla ritmica in levare sviluppata nei primi anni 60 ed ispirata proprio dall'R'n'B di New Orleans che i giamaicani sentivano alle radio provenienti dagli Stati Uniti[2]. Nel primo periodo delle radio, le stazioni erano super potenziate, e molte di queste dalla Florida e da New Orleans erano abbastanza potenti da poter raggiungere il terriotorio giamaicano[3]. Con l'aggiunta del ritmo in levare, lo ska fu la reinterpretazione dell'R&B in Giamaica e fu molto popolare durante gli anni 60[4]. La nascita dello ska si può collocare più correttamente solo verso la fine dell'anno 1960[4]. Questa naque come musica per ballare, risultando stimolante, veloce ed energica. Musicalmente, lo ska poteva essere caratterizzato da un battito sulla seconda e quarta battuta (4/4) e con la chitarra sulla seconda, terza e quarta battuta. Le band ska tradizionali presentavano generalmente basso, batteria, chitarra, tastiere e fiati (in particolare sassofono, trombone e tromba)[3][5]. Altre influenze potevano provenire dal jump blues e da altri stili caraibici come il jazz afro cubano, big band swing, pocomania, ed altre musiche folkloristiche religiose locali[5].

    Prince Buster

    Tra tutte queste influenze, le predominanti erano comunque R&B, jump blues, e mento[5]. Lo ska ottenne subito un'enorme popolarità in Giamaica[4]. Il culmine del periodo ska fu nel 1962, anno in cui la Giamaica ottenne l'indipendenza liberandosi dal colonialismo inglese, così questa nuova musica divenne il tramite per esprimere l'ottimismo e le speranze di una vita migliore del popolo giamaicano[4]. Tra i più importanti artisti ska che portarono il genere al successo si possono citare Derrick Morgan, Laurel Aitken, il già citato Prince Buster, Desmond Dekker, Toots & the Maytals, ed anche un giovane Bob Marley quando militava nei The Wailers; The Skatalites, con cui collaborarono un numero di virtuosi musicisti e fronteggiati dal trombonista Don Drummond, furono sicuramente il maggior gruppo strumentale, e suonarono anche come backing band agli Studio One di Coxsone Dodd[2]. Altri noti musicisti potevano essere Roland Alphonso (sax tenore), Rico Rodriguez (trombone), Lascelles Perkins, Owen Grey, Laurel Aitken, Derrick Morgan, Clency Eccles, Higgs and Wilson (voci) e molti altri[4]. Tuttavia, durante l'estate del 1966, giuse una stagione particolarmente calda, che rese difficoltoso suonare e ballare lo ska, così il ritmo venne rallentato dando alla luce il rocksteady[6].

    Rocksteady [modifica]

    Per approfondire, vedi la voce Rocksteady.

    Il rocksteady emerse quindi come costola dello ska nei tardi anni 60[6][7]. In termini semplici, questo genere risultava come uno ska rallentato per metà[6], con la cassa sulla terza battuta[8] come nel one drop, e nel quale il trombone, il sassofono ed in genere i fiati vennero accantonati[9], venendo sostituiti dal piano, e attribuendo al basso un ruolo in primo piano[6]. Spesso nel rocksteady veniva usata la kalimba, uno strumento a percussione tipicamente caraibico costituito da parti in metallo[8]. Questa variante lasciava il ruolo principale alla ritmica, quindi al basso e alla batteria[9]. Altre influenze presenti nel genere, come nello ska, sono il mento, l'R&B americano e il jazz[7]. Molti sostengono che il nome del genere venne ispirato al brano "The Rock Steady" di Alton Ellis, all'epoca molto popolare in Giamaica[7]. Il rocksteady naque più precisamente attorno al 1966[10][9] quando giunse un'estate particolarmente calda[2], e la gente cominciò a lamentarsi del troppo sudare ballando questa musica veloce e scatenata. Sia i dj con i loro sound system, sia i sostenitori di questa musica, decisero così di rallentarla[9]. In questo senso il genere si presentò come l'antisegnano del reggae[7]. I testi in questo genere erano socialmente e politicamente più maturi rispetto allo ska, e le sonorità si basavano particolarmente sulle armonie, specialmente in gruppi come Heptones, Gaylads, Dominoes, Aces, e The Wailers[6]. Altri artisti di spicco erano Alton Ellis e Ken Boothe[6], così come Desmond Dekker con il suo grande successo "007 Shanty Town"[9]. Con un ritmo più blando e temi sociali e di protesta, questa musica fu il trampolino di lancio per il reggae[6], che diventò la musica più seguita dopo il declino del rocksteady[7]. Infatti il rocksteady scomparve dalle scene essenzialmente alla fine degli anni 60, si dice già alla fine del 1967[9], ma non morì del tutto; anzi, si evolse proprio in quel genere conosciuto poi come reggae[7].

    La nascita: l'era Early reggae [modifica]

    I produttori dei principali studi di registrazione vollero cambiare nuovamente l'approccio musicale della musica giamaicana. Dopo lo ska e durante l'epoca del rocksteady, i maggiori produttori come Coxsone Dodd, Duke Reid, e Prince Buster continuarono a dominare il music business in Giamaica[11]. Da allora, benché questo business fosse attivo da quasi 10 anni, gli anni 70 erano alle porte e abbastanza gente all'interno del circuito notò che non servivano particolari capacità per diventare un produttore, ma piuttosto una buona disponibilità economica. Questi due motivi bastarono per provocare dei cambiamenti nel business, ma collegato a questo fu l'interesse per l'innovazione della musica. Tutto ciò provocò la rivoluzione che fu parte del processo di evoluzione della musica giamaicana[11]. Chiunque coinvolto nella creazione delle sonorità reggae emergeva nel 1967 e faceva parte di questo business. Questi sapevano quello che la gente voleva, e sapevano che non era più il rocksteady. Il principale motivo per cui questo genere non otteneva più successo era a causa dell'antipatia per la sua lentezza. Molta della gente voleva qualcosa di più veloce[11].

    Caratteristiche [modifica]

    Rispetto a musica rock, il reggae ha invertito sostanzialmente il ruolo del basso e della chitarra: in questo caso il primo strumento è il predominante, mentre il secondo risulta meno incisivo, pur essendo presente[12]. In una delle prime sessioni di registrazione di questo nuovo genere, venne usato l'organo e la chitarra ritmica per creare un altro tipo di sound. Il nuovo genere presentava un ritmo dall'andamento più spezzato e convulso rispetto al suo precedessore[13]. L'early reggae (così chiamato per distinguerlo da altre forme successive) era caratterizzato da molteplici sfumature: oltre alle sonorità tipiche dello ska e del rocksteady, erano presenti forti influenze soul, supportate da nuove introduzioni strumentali come l'organo e le chitarre. Anche gli spunti armonici risultavano essere variegati ed originali. Potevano essere presenti sia note cupe e malinconiche derivanti dal cosiddetto "rude boy soud", sia tonalità più fresche e rimbombanti tipiche di questo stile[1]. La diffusione del reggae venne decretata da gruppi come Beverleys All Stars, caratterizzati da robuste linee di basso, chitarra in levare, la batteria in rimshot (ovvero un colpo dato prendendo sia la pelle del rullante sia il bordo in metallo), e, come nel rocksteady, senza i fiati[11], largamente utilizzati invece nello ska. Il genere venne caratterizzato anche da una pesante ritmica in backbeat, ovvero quando l'accento sul secondo e quarto tempo simula il colpo di rullante in levare in un tempo di 4/4[3]. Questo backbeat è presente in tutti gli stili influenzati dalla musica africana mentre non è presente nella musica europea o asiatica. I batteristi reggae accentuano il terzo battito in un tempo di 4/4 con un colpo sulla grancassa[3]. Il reggae oltre allo ska e rocksteady, includeva come questi ultimi, influenze derivanti dalla musica tradizionale giamaicana (afro-caraibica), inclusi mento e R&B americano. Quando la gente chiese di che sonorità si strattasse, non si era ancora trovato un nome per questa variante ma alcuni dissero che suonava come "ragga", che significa grezzo, rozzo, vecchio. Il nome presto mutò in "raggay", e poi in reggae[9]. Si attribuì il merito della diffusione del termine ai Toots & the Maytals, che incisero un brano chiamato "Do the Reggay" nel 1968[14]. Prima di ciò, il termine "reggay" era usato per descrivere una danza in voga in Giamaica e non era associato allo stile di musica considerato oggi reggae[14]. Il termine reggae può essere utilizzato genericamente per definire diversi tipi di musica giamaicana, tra cui in maniera molto generica anche ska e rocksteady, o veri e propri sottogeneri come dub, dancehall e ragga. Il termine può anche essere usato per distinguere degli stili particolari emersi nei tardi anni 60[15].

    Origini del nome [modifica]

    Esistono in realtà diverse versioni su come fu trovato il termine "reggae". La versione solitamente più accreditata attribuisce ai Toots & The Maytals il merito della diffusione del termine con la pubblicazione del loro brano "Do The Reggay" del 1968, come per altro sostengono loro stessi[14]. In realtà il nome "reggay" era già stato inventato attorno al 1960 per identificare un rozzo (in inglese "ragged") stile di ballo e di musica, che anch'esso traeva la sue radici dal R&B di New Orleans[12]. Effettivamente anche i Toots & The Maytals confermarono ciò affermando che prima della nascita del genere musicale, il termine "reggay" era usato per descrivere una danza in voga in Giamaica e non era associato allo stile di musica poi riconosciuto come reggae[14]. In questo caso si può supporre che i Toots & The Maytals publicarono nel 1968 il brano "Do The Reggay" riferendosi in quel caso al particolare ballo. Poi il termine venne accostato al loro stile musicale grazie a questo brano, mutando in "reggae".

    Tuttavia altri hanno spesso sostenuto altre tesi. Alcuni ritengono che derivi da "regga", il nome di una lingua parlata dall'antica civiltà dei Bantu, affacciata sul Lago Tanganica, in Africa[10]. Altri che significhi una storpiatura di "streggae," che nello slang di Kingston è sinonimo di prostituta[10]. Secondo Bob Marley, la parola è di origine spagnola e significa "la musica del Re"[10]. Secondo alcuni vecchi musicisti dell'epoca invece, la parola stava per la descrizione del ritmo stesso[10]. Hux Brown, chitarrista degli Skatalites disse: "era solo per scherzare, una presa in giro sul fatto che significasse un ritmo grezzo o rozzo ("ragged" rythm) e un'intesa col corpo"[10].

    I produttori [modifica]

    Lee "Scratch" Perry in concerto nel 1998.

    Spesso i maggiori produttori erano stati i primi ad accorgersi che la senza necessitava di un'evoluzione, tutti loro infatti possedevano dei sound system, ma ormai avevano perso interesse nel gestirli. Certamente continuarono a possederli sfruttandoli come fonte di guadagno, ma non ebbero più lo stesso approccio del passato. Questi produttori che si erano fatti strada durante il periodo ska, tardarono a creare un nuovo sound e pagarono per questo poiché vennero a crearsi una nuova schiera di altri produttori che emersero per creare il nuovo genere reggae.

    Alcuni di questi potevano essere Derrick Harriott, Harry J, Sir JJ, Sonia Pottinger, Harry Mudie, Alvin Ranglin, Byron Smith, Joe Gibbs, Winston Riley, e molti altri[11]. Tutti loro stavano più o meno tentando di conquistare la reputazione dei nuovi innovatori, Leslie Kong, Lee "Scratch" Perry, e Clancy Eccles, che erano stati a loro volta scoperti da gente come Coxson Dodd, Duke Reid e Prince Buster[11]. Tra questi tre, il più grande fu Leslie Kong e la sua etichetta Beverley Records, che iniziò nei primi anni 60. Sembra che Jimmy Cliff stasse cercando un'etichetta e si rivolse a Leslie Kong, che era ormai parte del business, e possedeva un negozio locale, che ebbe per lui l'idea di entrare nel music business[11]. Non passò molto tempo che Kong allestì un elenco di artisti che includevano, oltre allo stesso Jimmy Cliff, anche Desmond Dekker, e Derrick Morgan con cui otterrà un elevato successo. Durante l'era del rocksteady, egli concluse un contratto anche con i Toots & The Maytals: loro, assieme a Desmond Dekker portarono l'etichetta al picco di popolarità, proprio nel periodo di massima espansione del genere.

    Il principale rivale di Leslie Kong era Lee "Scratch" Perry. Scratch aveva iniziato la sua carriera come parte del sound system di Coxsone Dodd. Egli venne presto coinvolto negli studi di registrazione, passando anche per i famosi Studio One di Coxone[11]. Quando Joe Gibbs fondò la sua etichetta durante l'epoca del rocksteady, si rivolse a Lee Perry per un aiuto durante le sessioni di registrazione. Non passò molto prima che Scratch diventasse produttore per Joe Gibbs, ma dopo questa esperienza, tra i due nacquero delle differenze. Scratch diede vita all'etichetta Upsetter Records ed uno dei suoi primi prodotti fu "People Funny Boy".

    Questo tipo di reggae era grezzo e selvaggio. Inoltre presentava gli stessi elementi che potevano essere trovati nelle produzioni dei Beverleys ma il mixaggio era completamente differente. Scratch lavorò con artisti come David Isaacs, Dave Barker, e gruppi come The Untouchables e The Bleechers. Il suo più grande successo fu probabilmente con King Stitt, da cui vennero estratte le classiche hit "Fire Corner" e "Herbsman" . Altri grandi successi includevano "Holly Holy" dei The Fabulous Flames, e la loro grande hit "Fatty Fatty".

    Un altro classico di quell'epoca era "Kingston Town" di Lord Creator[11]. Dall'epoca del reggae, Clancy Eccles era già coninvolto nel music business da 12 anni. Nei tardi anni 50 infatti egli iniziò a collaborare con Coxsone Dodd con cui registrò due grandi successi come "Freedom" e "River Jordan". Nei metà anni 60 egli divenne produttore e fondò l'etichetta Clan Disc Records. La sua prima produzione fu in occasione del brani "Say What Your Saying" di Monty Morris, anche questa una hit. L'era del reggae era strettamente legata con questi produttori. Sicuramente Coxsone Dodd, Duke Reid e Prince Buster contribuirono tutti allo sviluppo di questo nuovo genere, ma furono certamente più importanti per lo ska e rocksteady piuttosto che per la nascita del reggae[11]. La svolta quindi avvenne sopratutto grazie al contributo dei nuovi produttori.

    I gruppi [modifica]

    Mentre tra i gruppi che portarono alla creazione di questo nuovo genere furono sicuramente i The Maytals, composti da Toots Hibbert, Jerry McCarthy and Raleigh Gordon[11]. Questi pubblicarono il loro primo materiale con Coxsone, poi collaborarono con Prince Buster ed in seguito con Byron Lee[11]. La musica che loro composero con questi tre produttori li portò a diventare tra i gruppi più rilevanti della scena ska. Ebbero anche un grande impatto sul successivo rocksteady, ma Toots venne arrestato per aver fumato della marijuana[11]. Quando uscì di prigione, il gruppo riprese immediatamente l'attività con la Beverley Records di Leslie Kong. Una delle prime registrazioni che pubblicarono con la nuova label fu la storica "54-46". Ciò avvenne circa verso la fine dell'era rocksteady, e fu la hit di maggior successo del gruppo[11].Poi successe l'era del reggae, e molto probabilmente furono tra gli iniziatori di questa corrente, con il loro brano "Do The Reggay".

    Il sound di questi gruppi era molto popolare, dove venne stabilito un buon connubio tra il gospel/roots dei Maytals, e il sound roots dei The Pioneers. Differentemente da questi ultimi, il sound dei The Melodians non era raccolto in un unico disco, a tal punto che il loro materiale divenne difficile da reperire. Finalmente la Island Records nel 1980 pubblicò la loro raccolta Sweet Sensation contenente 8 storiche tracce della loro epoca roots reggae[11]. Molti di questi gruppi in Giamaica tendevano ad essere molto influenzati dal soul. I The Pioneers (composti da Sidney Crooks, George Dekker, e Jackie Robinson) portarono una nuova influenza, che trovava le sue radici sia nelle campagne che nel ghetto[11]. Questi debuttarono nel 1962, composti da Sidney Crooks, Glen Adams e Derrick Crooks (fratello di Sidney). All'epoca iniziarono a registrare per Joe Gibbs (1966) tramite Jackie e George. Con Gibbs ottennero un buon successo grazie alla hit "Catch The Beat", tanto che seguì la pubblicazione di un album[11]. Il successo che ottennero con Joe Gibbs, non era niente rispetto al periodo in cui firmarono per la Beverley Records nel 1968. I primi due brani registrati per la Beverley con il produttore Leslie Kong non ebbero molto successo, poi pubblicarono "Long Shot Kick The Bucket"[11]. Questa hit ottenne un successo enorme in Giamaica, e nel Regno Unito venne trascinati nelle pop charts. L'anno successivo, il 1969, trovarono un altro grande successo con "Samfie Man", che non vendette bene nel Regno Unito, ma confermò la loro popolarità nel paese, grazie ai due album prodotti da Leslie Kong, Long Shot Kick The Bucket e Battle Of The Giants[11].

    Sembrava che Leslie Kong controllasse più o meno il mercato dei gruppi vocali durante il periodo reggae, ma realmente la situazione era più complessa. Tutti i produttori avevano come minimo un gruppo vocale sotto contratto con la loro etichetta. Tutti loro possedevano il potenziale dei Maytals o dei Pioneers o degli Heptones, il grande problema stava nel mantenerli insieme abbastanza a lungo affinché diventassero gruppi di successo. Bunny Lee risolse questo problema in un unico modo. Invece di una band vocale, egli formò un team vocale. Il loro nome fu The Uniques. Dal momento in cui vennero creati, la formazione era in costante cambiamento. Ma questa manovra non si rivelò troppo originale, infatti molti dei gruppi vocali cambiavano membri molto rapidamente, e nel fare questo perdevano spesso il loro sound caratteristico. Bunny risolse anche questo problema. Durante il periodo reggae, I The Uniques includevano Jimmy Riley, Lloyd Charmers, Roy Shirley ed il più importante di tutti, Slim Smith, che rappresentava sostanzialmente il sound dei the Uniques. Absolutely fu l'album di debutto del gruppo, considerato un classico del rocksteady e reggae[11].

    I The Ethiopians (formati da Leonard Dillion e Stephen Taylor) come altri gruppi vocali reggae contemporanei, trovarono i loro primi successi durante il periodo rocksteady. "Train To Skaville" e "The Whip" furono entrambe delle hit di grande successo. Attorno al 1969 iniziarono a collaborare con il produttore Carl Johnson, conosciuto anche come Sir JJ. Dopo i primi due anni, il gruppo, gestito da Carl Johnson, divenne uno dei più noti dell'epoca. Il loro primo grande successo con Sir JJ fu "Everything Crash". Era un brano che descriveva i problemi del nuovo piccolo paese indipendente che era la Giamaica.

    I The Ethiopians, come i The Wailing Souls, Justin Hines e The Dominoes, erano soliti ad introdurre dei proverbi per aprire i loro brani. Questa tecnica, usata con un certo riserbo e abilità, portava sempre la loro musica al successo. Altre hit potevano essere "Hong Kong Flu", "What A Fire" e "Woman Capture Man". Questi brani portarono il gruppo a suonare in tour nel Regno Unito nel 1969. In occasione del tour vennero raggiunti da Meivin Reed. La Trojan Records realizzò due dischi degli Ethiopians, entrambi prodotti da Sir JJ, ovvero Reggae Power e Woman Capture Man. Più recentemente l'etichetta pubblicò una raccolta composta da materiale registrato con vari produttori chiamata The Original Reggae Hitsound[11].

    Altri importanti gruppi non registrati con la Beverley's dei The Maytals, The Pioneers e The Melodians, furono i The Kingstonians fronteggiati da Jackie Bernard. Anch'essi lavorarono con Sir JJ, ma il loro successo durante l'epoca reggae giunse con il cantante/compositore/produttore Derrick Harriott[11]. Nonostante il loro sound fosse molto orientato sul roots, i loro testi erano simili a quelli dei The Pioneers. Usavano vecchi detti e proverbi ma non si spostavano mai su temi culturali e di attualità. Il loro successo era dovuto alla grande armonia vocale. Una delle loro maggiori hit fu "Sufferer", un brano di attualità. Altri brani di successo erano "Singerman" e "Winey Winey". Tutte queste tracce sono presenti nel disco Sufferer realizzato per la Trojan all'epoca[11].

    Senza Jimmy Cliff, la popolarità della Beverley non sarebbe mai emersa. Senza la Beverley's ed il suo proprietario Leslie Kong, l'epoca reggae sarebbe stata completamente differente. E senza tutto il successo internazionale che ottenne la musica all'epoca, le intere sorti della musica sarebbero state diverse[11]. La musica reggae deve molto Jimmy Cliff. Il periodo più creativo dell'artista fu sicuramente durante il triennio del reggae dal 1967 to 1970, e molto del materiale composto era stato co-prodotto con Leslie Kong. Noti brani composti da Cliff possono essere "Vietnam", "Hard Road To Travel" "Sufferin In The Land". "Let Your Yeah Be Yeah" e "You Can Get If You Really Want" originariamente composte da Cliff, furono hit di successo rispettivamente per i Pioneers e Desmond Dekker. Altri grandi brani furono "Struggling Man" e "Sooner Or Later", delle buone rappresentazione del roots reggae, ancora prima che nascesse il termine[11].

    La musica giamaicana era un fenomeno del ghetto, ed era spesso associata alla violenza e alle gang di teppisti ma l'album di Cliff Wonderful World Beautiful People (1969) unì il reggae con la filosofia "pace e amore" degli hippie[12]. Come Jimmy Cliff, anche Desmond Dekker aveva uno stretto rapporto con Leslie Kong finché questo non morì nel 1971[11]. Altro importante esponente del movimento fu Max Romeo, che venne coinvolto all'interno, dopo che il suo brano "Wet Dream", prodotto da Bunny Lee, entrò nelle pop charts. L'era del reggae iniziò attorno al 1967, e presto divenne lo stile più seguito in Giamaica, venendo riconosciuto come un genere a sè nei tardi anni 60[3].

    Reggae nel Regno Unito [modifica]

    L'immigrazione giamaicana verso l'Inghilterra era sempre stata forte, ma dopo l'indipendenza della Giamaica nel 1962 si intensificò ulteriormente, e gli immigrati tracinarono inevitabilmente la loro cultura, la musica e i sound system[16]. Nello stesso 1962 infatti, l'Inghilterra decise di frenare la politica di immigrazione illimitata del Commonwealth, ed emersero delle rivolte[11]. Già in origine lo ska era stato portato nel paese europeo da molti artisti e produttori di origini caraibiche come il nativo cubano Laurel Aitken. Lo ska divenne la prima musica giamaicana ad avere successo anche all'estero, ed in particolare in Inghilterra, dove la comunità giamaicana era foltissima. Il genere conquistò un grande seguito verso il 1964 soprattutto tra i giovani mod, una subcultura giovanile locale molto affascinata da questa nuova orginale versione del R&BInvia ad un amico

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    di The-Undertaker


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    Tra il 1967 e il 1968 il sogno del flower power e le spinte utopistiche dell’ala controculturale americana si sono infrante contro la dura realtà: con la psichedelia ormai ridotta a fenomeno commerciale e la sbornia delle mille sperimentazioni e novità degli anni ’60 anc...

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    Il pop barocco

    Se folk-rock, psichedelia e country-rock sono fenomeni musicali nati principalmente dalle sperimentazioni e dalle ricerche dei musicisti, a metà degli anni ’60 si va affermando una tendenza ad affiancare o sostituire la line-up tradizionale con ensemble orchestrali, fiati ed archi ed...

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    I cantautori di fine anni '60

    Tra le tante rivoluzioni musicali messe in atto da Bob Dylan ( e più in generale dal movimento del Greenwich Village) durante gli anni ’60 c’è la creazione di uno di stile cantautoriale in cui musica e testi acquistano pari dignità: non-genere che si diffonde a ma...

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    Il progressive rock e Canterbury

    Fin dai tardi ’50, quando i 45 giri rhythm’n’blues e rock’n’roll cominciano ad arrivare dagli Stati Uniti alle nebbiose lande inglesi, tra le due coste dell’oceano si crea un gioco di reciproche influenze che sarà stato responsabile di gran parte delle e...

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    Il “Kraut Rock”

    Sotto l’infelice definizione di kraut rock si trovano raggruppati gruppi diversissimi tra loro, ma accomunati dalla nazionalità tedesca e da una certa predisposizione a fusioni inedite di rock ed avanguardia (dal minimalismo di Rileyall’avanguardia elettronica di Stockhausen) f...

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    Hard Rock

    Versione anfetaminizzata del blues-rock anni ’60, il passo più veloce,se non frenetico, la voce un urlo sgraziato che esaspera lo shouting dei vocalist rhythm’n’blues neri, i riff di chitarra distorta e sferragliante al centro della scena nei lunghi assoli chitarristici c...

    Hard Rock

    Il proto punk di Detroit

    Com’è noto, Detroit è stata la città della Motown, l’etichetta pop-soul per eccellenza, di formazioni garage-rock come Awboy Dukes e ? & The Mysterians e dei Grandfunk Railroad: ma Detroit è anche la città di MC5 e Stooges, due formazioni fondame...

    Il proto punk di Detroit

    Dallo ska al reggae

    Il reggae vive essenzialmente di due storie parallele, una giamaicana e una inglese: storie speculari ed invertite perché se in Giamaica nasce prima lo ska e poi, gradualmente, si arriva al reggae, in Inghilterra succede l’esatto contrario, poiché prima ( aldilà di un&r...

    Dallo ska al reggae

    Il power pop

    Tra i tanti filoni revivalistici degli anni ’70 il power pop è probabilmente uno dei più seminali, per l’influenza esercitata sulla musica cosiddetta alternativa, e allo stesso tempo uno dei più trascurati da pubblico e critica. Tratti distintivi del genere sono l...

    Il power pop

    Il Glam

    Il glam è un fenomeno principalmente inglese che vive non solo sotto il profilo musicale, per molti versi come derivazione del primo rock’n’roll (T. Rex e Bowie) e in misura minore dall’hard rock, ma anche, e soprattutto, sotto quello scenico: costumi, trucco e lustrini s...

    Il Glam

    Il Funk

    Se già in un capolavoro di soul deviato come “Papa's Got a Brand New Bag” (1965) si possono intravedere i segni distintivi del funk è “Get Up (I Feel Like Being A) Sex Machine”, del 1970, a codificare definitivamente il genere con una grassa linea di basso a ...

    Il Funk

    La Disco

    Il suono della disco è essenzialmente funky: un funk dal beat costante e regolare, (spesso scandito dall’hand-clapping mutuato dal gospel), in cui le voci degli shouters sono sostituite da voci femminili angeliche e allo stesso tempo provocanti, e il cui suono è ammorbidito da...

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    (17/01/2009 - 23:07)

    storia della musica

    di The-Undertaker

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    Dai canti di lavoro al boogie

    Alle origini del blues e di tutta la musica nera afroamericana c’è una lunga serie di eventi tragici,il cui principio cronologico potrebbe essere fissato al 1619, anno della fondazione di Jamestown e del primo trasferimento definitivo dei neri in America. Fin da subito la schiavit&u...

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    Rock & Roll

    Spesso il rock’n'roll viene indicato come una fusione tra country e rhythm’n blues, la sua data di nascita viene fatta coincidere col 1954, anno della prima incisione di Elvis Presley, mentre l’invenzione del termine è assegnata al Dj Alan Freed: tutto ciò è...

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    Gli anni bui del rock’n’roll

    Non bisogna farsi sviare dal titolo: il periodo che succedette agli anni di fuoco del rock’n roll (1954-1958) non fu in realtà così buio, né privo di stimoli … semplicemente la carica eversiva degli anni precedenti si esaurisce, il fenomeno rock’n roll vien...

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    Il movimento folk del Greenwich Village

    Le origini del movimento folk del Greenwich Village, voce musicale della controcultura che si va a sviluppare a cavallo tra anni ’50 e ’60, devono essere ricercate negli ultimi anni ’40, anni in cui si cominciano ad intravedere le prime avvisaglie di quel revival folk che porta ...

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    La british Invasion

    Quando si parla di british invasion si intende un fenomeno musicale ( e commerciale ) che vede tra il 1964 e il 1966 i gruppi inglesi dominare le classifiche U.S.A. fino ad allora territorio esclusivo di artisti americani. Le cronache musicali parlano in realtà di due ondate: la prima ve...

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    Il folk rock

    L’influenza delle “nuove” sonorità importate dall’Inghilterra durante la British Invasion non tarda a farsi sentire nella musica dei cugini americani: uno dei primi risultati è la nascita del folk-rock. Al centro del movimento musicale c’è di nuo...

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    Il Garage rock

    Se il folk-rock di metà anni ’60 costituisce la risposta ufficiale del pop-rock americano alle “nuove” sonorità inglesi, il garage-rock può essere visto come la sua controparte underground, nel senso più puro e letterale del termine, trattandosi di un...

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    Il Soul

    L’invenzione del soul viene comunemente attribuita a Ray Charles che , con “I got a Woman”, nel 1955, fonde il lamento del gospel con il trascinante impeto del rhythm & blues: la fusione viene accolta con un entusiasmo pari solo all’indignazione dei tanti che vedevano ...

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    Il rock sperimentale di fine anni '60

    Se i ’60 rivoluzionano completamente il modo di suonare ( e ascoltare) il rock, arricchendo di nuovi input sonori le relativamente semplici forme di metà anni ’50 e dando vita ad innumerevoli stili e sottostili, si tratta pur sempre di una rivoluzione che avviene nei solchi del...

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    La psichedelia

    Il fenomeno della psichedelia, di cui s’intravedono i primi segnali nel 1965 e di cui si scorge la fine negli ultimi anni del decennio, è l’evento più complesso dei ’60, tanto è fitta la ragnatela di eventi, gruppi e rimandi e tanto è vasta la sua inf...

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    I Velvet Underground

    Non è solo per l’importanza rivestita nella storia del rock che i Velvet Underground si guadagnano sul campo un capitolo a sé, ma anche per l’impossibilità di inserire la loro musica in un qualsiasi filone musicale degli anni ’60: con un po’ di sforzo ...

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    Il rock blues di fine anni ‘60

    Non tutto quello che viene prodotto in America ( e in Inghilterra ) nella seconda metà degli anni ’60 ha necessariamente a che fare con il movimento psichedelico: su entrambe le coste dell’Atlantico il filone “apparentemente” più tradizionale del rock, quello...

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    (16/01/2009 - 08:33)

    Vynil_record

    di The-Undertaker


    Il disco in vinile (piastra circolare incisa con un solco a spirale per la riproduzione di suoni) è stato ufficialmente introdotto nel 1948 negli Stati Uniti come evoluzione dei precedenti dischi, dalle simili caratteristiche inizialmente in gommalacca.


    Le migliori caratteristiche del vinile permisero di rimpicciolire i solchi e abbassare il numero di giri per minuto dei dischi dai 78 ai 33⅓ ottenendo così una maggiore durata di ascolto, che raggiunse circa 25-30 minuti per facciata nei Long-Playing (LP), con punte massime di anche 38-40 minuti per lato, specie per le opere liriche.

    Per la riproduzione sonora di un disco viene solitamente impiegato un giradischi collegato ad un amplificatore. In genere i giradischi supportano diversi formati e, per mezzo di un selettore, è possibile impostare la velocità di rotazione del disco.

    Fino agli anni ottanta del Novecento, è stato il più diffuso supporto per la riproduzione audio di materiale pre-registrato ed è stato prodotto su larga scala fino ai primi anni novanta, (in Italia fino al 1993).

    Indice

    [nascondi]


    Caratteristiche [modifica]

    I dischi sono stati prodotti in vari formati e con varie velocità di rotazione. Le tipologie più comuni sono:

    diametro velocità di rotazione denominazione comune durata approssimativa
    per facciata
    pollici cm giri al minuto minuti
    12 30,5 33 ⅓ 33 giri o long-playing (LP) 30
    12 30,5 45 / 33 ⅓ Maxi Single o (EP) 15
    10 24,5 78 78 giri o Single-playing (SP) 3
    7 17,8 45 45 giri 4

    Sono stati prodotti dischi anche con diametri diversi (per esempio 16 pollici usato in ambito radiofonico) e con velocità di rotazione diverse (16,6 giri al minuto per ottenere una maggiore durata a scapito della fedeltà). I dischi in vinile a 16 giri al minuto furono prodotti per lo più negli anni cinquanta e sessanta, soprattutto negli USA. Le dimensioni di un 16 giri, contrassegnato dalla sigla LLP, sono le stesse di un LP 33 giri, la durata della riproduzione è di circa 60 minuti per facciata. In Italia la produzione di 16 giri fu scarsissima, la Durium adottò questa velocità in alcune edizioni musicali.

    I dischi a 78 giri sono caratterizzati da una dimensione del solco notevolmente maggiore (circa il triplo) dei più moderni microsolco a 33 e 45 giri. In conseguenza a ciò e della maggior velocità di rotazione la durata di un disco a 78 giri era di pochi minuti per facciata.

    I dischi a 78 giri e i primi dischi microsolco erano registrati con il segnale di un solo canale, erano perciò detti monofonici. Negli anni trenta venne ideata una tecnica che permetteva di registrare contemporaneamente due segnali su un'unica traccia sfruttando il movimento verticale e quello orizzontale dello stilo. Registrando il segnale di somma (destro + sinistro) con movimenti orizzontali e il segnale di differenza con movimenti verticali fu possibile riprodurre i due canali necessari ad una riproduzione stereofonica mantenendo comunque la compatibilità col vecchio formato monofonico. Tale tecnologia non fu commercializzata fino agli anni sessanta e si affermò solo nel corso degli anni settanta.

    Negli anni settanta furono prodotti anche dischi quadrifonici che grazie ad una tecnologia detta a matrice adottata nei circuiti erano in grado di separare i segnali su quattro canali, dando all'ascoltatore l'impressione di essere letteralmente circondato dal suono. Questa tecnica ebbe uno scarso successo commerciale dovuto probabilmente alla diffusione minima ed agli alti costi dell'apparecchio riproduttore (in particolare delle testine a taglio Shibata, uniche a permettere la riproduzione quadrifonica) in un'epoca in cui anche gli impianti in grado di riprodurre i dischi sterofonici erano ancora un lusso.


    Materiali [modifica]

    Un disco trasparente

    I dischi 78 giri erano prodotti in gommalacca, materiale caratterizzato da un'estrema fragilità e da una struttura che portava ad avere dei dischi affetti da un fruscio. Nei dischi microsolco la gommalacca è stata sostituita da un materiale termoplastico, il PVC. Da questo materiale deriva la denominazione vinile usata per indicare i dischi prodotti con questa tecnologia.

    Il colore del supporto è tipicamente nero anche se sono stati realizzati dischi in vinile colorato (soprattutto Maxi-single).

    Tecnica di registrazione [modifica]

    I dischi in vinile venivano stampati per mezzo di una pressa idraulica utilizzando un'immagine negativa realizzata in metallo a partire da un master principale, una sorta di primo disco ottenuto incidendovi con la massima precisione i suoni originali da supporto magnetico in sala di registrazione. Da questo master si otteneva un primo negativo dal quale venivano generati degli ulteriori master utilizzati per stampare i negativi che, pressando il PVC, come si accennava prima, imprimevano al disco la sua forma definitiva. Successivamente, sulla plastica ancora calda, veniva apposta l'etichetta vera e propria.

    Riproduzione [modifica]

    Il suono su disco in vinile è riprodotto analogicamente, per la riproduzione l'informazione sonora viene letta per mezzo di una puntina, in diamante o altro materiale sintetico, posta sul solco inciso. La rotazione del disco fa sì che la puntina generi vibrazioni derivanti dall'irregolarità del solco che, per mezzo dello stilo su cui è montata, vengono portate ad un trasduttore,l quale può essere realizzato con varie tecnologie.

    Il sistema piezoelettrico sfrutta la caratteristica di particolari cristalli di generare elettricità quando sottoposti a sforzi meccanici. È caratterizzato da un segnale elevato e da una qualità piuttosto bassa. Era utilizzato soprattutto negli apparati portatili e in quelli di fascia economica, ormai non più in uso; anche se negli anni cinquanta esistette una produzione di notevole qualità di apparecchi che sfruttavano il sistema di lettura piezoelettrico. Questi ultimi erano spesso usati in raffinati mobili radiogiradischi di produzione tedesca, oggi non classificabili come hi-fi, tuttavia presentavano una notevole corposità sonora ed eufonia. Famosi giradischi con sistema piezoelettrico di tal genere erano gli automatici PerpetuumEbner, Elac, Dual e simili.

    I sistemi a magnete mobile e a bobina mobile tuttora usati, sfruttano il fenomeno dell'induzione elettromagnetica per generare un segnale proporzionale agli spostamenti della puntina. La differenza fra i due è legata a quale parte viene fatta muovere nei confronti dell'altra. I pick-up a magnete mobile hanno sempre avuto maggiore diffusione rispetto a quelli a bobina mobile, più complessi e di conseguenza costosi, nonché per la ragione del basso livello del segnale generato (molto più debole), che richiede un ulteriore preamplificatore.

    Il segnale generato (nell'ordine dei millivolt, nei pick-up a magnete mobile) viene amplificato per poter pilotare gli altoparlanti.

    Equalizzazione RIAA [modifica]

    In fase di preamplificazione, al segnale estratto viene applicata una particolare equalizzazione detta RIAA dall'associazione americana che l'ha standardizzata), per annullare l'analoga equalizzazione di grandezza elettrica esattamente opposta, applicata in fase di incisione; la ragione di questo trattamento sul segnale inciso, sta nell'impossibilità fisica di trasferire meccanicamente nel solco in ugual misura, tutte le frequenze comprese tra i 20 Hz e i 20 Khz. Questa equalizzazione, riprodotta su un grafico appare come una curva somigliante ad una "S" molto aperta; il suo centro rappresenta la frequenza di 1000 Hz, punto di equalizzazione nulla, le frequenze al di soppra d questo punto vengono esaltate, quelle al di sotto vengono compresse, ovvero più le frequenze si discostano dal Khz, più risulta energico il trattamento sul livello del segnale. L'equalizzazione viene effettuata da un filtro, costituito da un circuito elettrico relativamente semplice, realizzato con resistori e condensatori, la precisione dei valori dei componenti del filtro determina il grado di fedeltà in frequenza del segnale riprodotto.

    Recentemente sono stati realizzati degli apparecchi che utilizzano un fascio laser per leggere il solco del disco in maniera analoga a quella utilizzata dai lettori di compact disc. Questa tecnologia (estremamente costosa, vista anche la produzione estremamente scarsa) si rivolge a coloro che vogliono riprodurre i vecchi dischi in vinile in maniera particolarmente fedele e senza usurarli.

    Dischi a 33 giri

    Pro [modifica]

    • La qualità acustica è ottima, il suono riprodotto in modo meccanico ed analogico garantisce una fedele riproduzione della musica e specialmente di quella registrata prima dell'avvento delle tecnologie digitali, ma solo se tutti i parametri sono perfettamente tarati e i componenti sono di altissimo livello.

    Ancora oggi, prendendo come giudice solo l'orecchio, tra gli audiofili c'è discordanza di opinioni sull'effettiva superiorità dei sistemi digitali.

    • In impianti ad altissimo livello il vinile è considerato superiore al CD sia per il dettaglio sonoro, sia per la ricostruzione della scena musicale, a fronte però di un costo molto superiore a parità di qualità di riproduzione.
    • I fastidiosi crepitii si manifestano solo quando il disco è rovinato o sporco, o in caso di presenza di cariche elettrostatiche sulla superficie del disco.

    Contro [modifica]

    • Il disco in vinile è soggetto ad usura e graffi che ne compromettono la qualità acustica e/o la funzionalità ed è anche soggetto all'azione di microscopiche muffe che ne inficiano la qualità di riproduzione: necessita pertanto di particolari periodici interventi di cura e pulizia.
    • L'utilizzo è relativamente scomodo: ad ogni inizio di ascolto, per salvaguardare la massima qualità, andrebbero puliti dalla polvere sia il disco che lo stilo della testina di lettura.
    • La testina di lettura, come la maggior parte dei trasduttori, è sensibile alle variazioni di temperatura e di umidità. Inoltre i parametri fisici delle parti che la compongono si modificano col tempo ed è anch'essa soggetta ad usura.
    • L'errore di tangenza conduce inevitabilmente ad una notevole distorsione, soprattutto in prossimità della parte interna del disco, a meno di non utilizzare bracci tangenziali, i quali però soffrono di altri problemi data la loro complessità.
    • La riproduzione di frequenze molto basse può indurre in impianti non perfettamente messi a punto, il cosiddetto feedback o effetto Larsen; se l’impianto di riproduzione entra in risonanza col suono emesso dagli altoparlanti, si genera un effetto a catena (loop) capace di generare rumori pressoché incontrollabili e spesso deleteri per i diffusori acustici.
    • Il rapporto dinamico ottenibile è difficilmente superiore ai 60 dB.
    • La risposta in frequenza e la qualità di riproduzione di un disco in vinile possono ridursi con l’ascolto frequente e in particolar modo se la puntina di lettura è consumata o la testina è regolata con un peso di lettura eccessivo, oppure se l'articolazione dello stilo ha perso l'originaria cedevolezza meccanica, necessaria per seguire accuratamente i solchi laddove sono incise alte frequenze.
      La RIAA ha suggerito le seguenti riduzioni accettabili alle alte frequenze in base al numero di ascolti: fino a 20 kHz dopo un ascolto, 18 kHz dopo tre ascolti, 17 kHz dopo cinque ascolti, 16 kHz dopo otto, 14 kHz dopo quindici, 13 kHz dopo venticinque, 10 kHz dopo trentacinque, 8 khz dopo ottanta ascolti. Il degrado può aumentare, se si ascolta il vinile ripetutamente in rapida successione. L'enorme pressione dello stilo sulle pareti del solco, equivalente a circa una tonnellata per centimetro quadro per ogni grammo di peso in una scala microscopica, causa una deformazione delle pareti del solco generata dal calore e la conseguente distorsione sonora.
    • La fine della produzione di grandi quantità di dischi in vinile ha portato a un notevole aumento dei costi di giradischi e testine magnetiche. Esistono comunque tuttora in commercio giradischi e fonorivelatori di buona qualità a prezzi non eccessivi.

    Accorgimenti tecnici [modifica]

    Al fine di ridurre al minimo la progressiva perdita di aderenza al microsolco delle puntine a profilo conico, sono state progettate puntine di diverso profilo, per esempio ellissoide: tale geometria permette di ridurre la superficie di contatto con il microsolco, consentendo allo stilo una migliore aderenza alle pareti del microsolco.
    Siccome il vinile ha bisogno di tempo per tornare alla sua forma originale, in genere gli audiofili pongono un congruo intervallo di tempo tra due ascolti dello stesso supporto (almeno ventiquattro ore). Una tecnica di pulizia (non ben vista da molti collezionisti e appassionati) è l’uso di un secondo braccetto preposto a inumidire i solchi con acqua distillata o detergenti specifici. Al di là dei dubbi dei puristi del suono, va detto che l’acqua distillata, se il supporto non è rovinato da graffi o tracce di grasso dei polpastrelli, è il detergente più indicato per rimuovere tracce di polvere dal microsolco, in quanto, non essendo polarizzata e non presentando sostanze impure, permette di pulire la superficie del disco senza creare fenomeni elettrostatici che attirerebbero ulteriore polvere.
    Molti collezionisti usano registrare il contenuto del disco su supporto analogico o digitale (nastro magnetico, Compact Disc o file digitale) e ascoltare tali riproduzioni evitando l’uso del disco stesso, anche se in tal caso si privilegia la durata del supporto in vinile rispetto all’ascolto del suono originale.

    Attualità [modifica]

    Nonostante gli audiofili fedeli al vinile costituiscano oggi una piccola minoranza, una nicchia di mercato operante con altissima tecnologia è ancora attiva, basti pensare che, solo in Italia, attualmente sono presenti sui cataloghi diversi modelli dal costo di varie migliaia di euro.

    Il vinile è, inoltre, ancora molto usato dai disc jockey e molte etichette, sia italiane che straniere, distribuiscono musica su vinile appositamente per dj.

    Mentre gli amanti della musica classica hanno apprezzato il passaggio al digitale, molti amanti del genere rock invece continuano ad ascoltare musica su vinile. In questo settore, tuttavia, la produzione si è digitalizzata. Per questo motivo gli amanti del rock e del vinile ascoltano soprattutto dischi rilasciati alcuni decenni fa. Soprattutto nella scena underground, però, la tendenza a stampare anche -se non solo- i dischi in vinile, è rimasta.

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    (16/01/2009 - 08:31)

    TitoloLA STORIA DELLA MUSICA

    di The-Undertaker

    Non si vendono dischi? Ma se il vinile supera il download che supera il cd che...
    di Giancarlo Passarella
    Riflettiamo su alcune dichiarazioni di Enzo Mazza (Presidente della FIMI) e su alcuni apparenti controsensi di questa estate italiana: come U.d.U. Records noi siamo sempre di piu' gli unici indipendenti dal mercato. I cd li regaliamo!
    Riflettiamo su alcune dichiarazioni di Enzo Mazza (Presidente della FIMI) e su alcuni apparenti controsensi di questa estate italiana: come U.d.U. Records noi siamo sempre di piu' gli unici indipendenti dal mercato. I cd li regaliamo!

    Partiamo da Aprile e da una dichiarazione a 360 gradi di Enzo Mazza, a margine di uno dei tanti convegni.
    In quella occasione dichiaro'... L’offerta di musica in rete ha ormai rivoluzionato completamente l’intero sistema dell’industria musicale offrendo nuove opportunità che però in Europa ed in Italia vedono ancora vari fattori di criticità... Negli Stati Uniti la musica digitale è ormai in media il 30% del mercato mentre in Europa supera di poco il 6% e questo deve far riflettere sulle opportune misure da adottare per facilitare lo sviluppo del content online. Con la presenza di milioni di titoli su centinaia di piattaforme legali è necessario colpire senza esitazione l’offerta illecita, se necessario anche con misure drastiche, come il taglio delle connessioni o le cause legali ai service provider che sono un pezzo essenziale della filiera e devono fornire una vera collaborazione. Va inoltre definita un’opportuna politica di incentivazione dei contenuti digitali: le imprese che investono in nuovi modelli di business nella musica, vanno incentivate con sconti sulle tasse di almeno il 20% per le spese sostenute in ricerca e sviluppo e per quanto riguarda l’Europa, va stabilito con urgenza un modello di accesso alle licenze delle società dei diritti d’autore che non rallenti lo sviluppo del mercato come avviene invece oggi con società degli autori locali che fanno di tutto per rendere complicato l’accesso ai contenuti...

    Sempre a margine di quel convegno dei primi di Aprile, Mazza ha poi aggiunto che ... Una casa discografica oggi firma contratti di licenza per tutto il mondo con le piattaforme ma poi queste ultime si trovano, soprattutto in Europa, a dover negoziare con decine di società degli autori; è un sistema anti-economico e contrario all’innovazione del web 2.0 e che rischia di penalizzare l’Europa, le imprese europee e gli artisti. Per quanto riguarda l’Italia, come FIMI abbiamo pronto un pacchetto di azioni legislative e regolamentari che sottoporremo al prossimo esecutivo e che in sei mesi può essere adottato dal Parlamento e messo in pratica rilanciando l’intero settore...

    Cosa e' successo da Aprile ad oggi? Brevemente:
    1) Le major si sono trasformate in factory o hanno allargato la loro azione nel merchandising o nella produzione di eventi, spettacoli ed anche tournee'. In ogni caso si sono allontanate sempre piu' dalla loro fase iniziale commerciale di discografici;
    2) Le cosiddette indipendenti continuano a non capire che (se devono rappresentare qualcosa di alternativo alle major), devono anche puntare su generi musicali ed artisti non canonici. Al 90% della loro produzione non lo fanno, tranne nei casi di etichette che siano dichiaratamente punk, metal o prog;
    3) I network radiofonici italiani sono sempre piu' uguali tra loro e difficilmente (se passi tra una emittente e l'altra) riesci a capire di quale radio si tratta, perche' il genere musicale e' sempre lo stesso...omologato e predigerito!
    4) Nella ristrutturazione selvaggia che le major hanno intrapreso l'unica azione concreta e visibile e' stato il drastico taglio del personale: decine di discografici italiani da qualche mese fanno altri lavori;
    5) Noi non abbiamo budget o capitali alle spalle, eppure abbiamo la sensazione che stiamo facendo qualcosa di buono ed in ogni caso rappresentiamo una alternativa a questa palude: siamo piccoli ed orgogliosamente e realmente indipendenti, visto che noi i cd li regaliamo e non li vendiamo o distribuiamo, puntando anche sul network radiofonico di un centinaio di radio piccole che abbiamo creato.

    Ma ritorniamo ad una recente dichiarazione di Enzo Mazza ... Questo primo semestre mostra un tradizionale calo nel mercato del CD, che scende del 13%, comunque un po’ meno rispetto allo scorso anno, quando venne registrata una caduta del 17%. Il cd, pur restando il supporto prevalente sul mercato, continua la sua costante e oramai irreversibile fase di declino, limitata da aggressive politiche sui prezzi che vengono fatte dalle aziende. Cresce invece in maniera consistente il digitale. Per la prima volta il fatturato della musica scaricata da Internet supera quello del mobile..

    Ma a queste sue parole, vanno aggiunte le seguenti considerazioni generali...
    Compact disc giù del 13%, download in ascesa con un +30% e boom per i vecchi dischi in vinile, che registrano un + 209%. E’ quanto emerge dai dati del primo semestre 2008 della FIMI Federazione industria musicale italiana, che registra complessivamente introiti per 77 milioni di euro. CD, Lp e Dvd sono scesi complessivamente del 13% rispetto al semestre precedente, per un fatturato complessivo di 70 milioni di euro. Nello specifico i Dvd musicali registrano però una crescita del 6% (con introiti pari a 2,9 milioni di euro), mentre il dato più curioso arriva dai vecchi dischi in vinile che registrano una crescita del 209%, con un fatturato pari a 627 mila euro. Inizia ad avere peso il mercato digitale, con un fatturato di circa 7 milioni di euro...

    Stiamo vivendo il futuro in diretta, ma se dobbiamo noi rappresentare la nuova generazione o l'alternativa a major sempre piu' commerciali e di struttura multinazionale, allora e' bene conoscere bene questi dati.
    Che i giovani musicisti facciano i musicisti, ma e' bene che gli sta attorno (promoter, discografici, editori, manager in senso lato...) se vogliono rappresentare il nuovo, si avvicinino allo showbiz in modo meno superficiale e naive!


    Ringrazio Daniele Salvaggio (Relazioni Esterne FIMI - Federazione Industria Musicale Italiana) ed il nostro Antonio Ranalli per aver collaborato a questo articolo, soprattutto nei dati numerici.

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    (16/01/2009 - 08:29)

    TitoloLA STORIA DELLA MUSICA

    di The-Undertaker

    Vinile e MP3: la coppia del futuro?
    Dati di vendita Usa nel 2008: crollano i cd, crescono i download e i vinili stabiliscono il loro record dal 1991.
    Come ormai ogni anno dal 2000 a questa parte, i dati di vendita musicale negli Stati Uniti fanno registrare una caporetto per il cd: -14 per cento di dischi venduti nel 2008 rispetto al 2007, dice la Nielsen. Al contrario, crescono i download legali (+27% delle singole canzoni digitali) e si registra un vero e proprio boom dei vinili (+89%). Si può immaginare che i dati degli altri paesi, Italia compresa, non siano poi troppo distanti.

    Naturalmente le percentuali non bastano a definire la situazione. Pur in discesa libera, i cd occupano ancora la stragrande maggioranza del mercato: negli Usa nel 2008 ne sono stati venduti 361 milioni, contro i due milioni scarsi di vinili. E il bestseller dei vinili, In Rainbows dei Radiohead, sfiora appena le 26mila copie (contro gli oltre due milioni di cd smerciati degli album di Lil Wayne e Coldplay).

    Tuttavia il trend è significativo. I vinili hanno stabilito il loro record di vendita dal 1991, cioè da quando i dati vengono rivelati con il sistema di rilevamento Nielsen Soundscan. Siamo in piena era digitale, eppure negli ultimi diciassette anni non si sono mai venduti così tanti vinili come oggi. Questo ritorno di fiamma per il vero formato simbolo del rock'n'roll, dato per spacciato durante gli anni '90, vorrà pur dire qualcosa.

    Per esempio, che l'appetito musicale del pubblico si sta differenziando in due direzioni ben precise. Da un lato il consumo standard, di massa, automatico, attraverso i file digitali: acquistati o ancora più spesso scaricati dai network P2P, quindi masterizzati, ascoltati direttamente sui computer o sui sempre più diffusi lettori MP3 portatili. Senza più limitazioni di spazio o di volume: cento, mille, magari anche diecimila canzoni all'anno.

    Dall'altro, l'ascolto più attento, ragionato, di qualità, legato a un'idea di unicità del supporto fisico e di alta definizione audio che trova nel vinile molte più soddisfazioni che nel cd. Anche soddisfazioni d'acquisto: nello scegliere solo determinati album (magari già scaricati e assaggiati tramite Internet), di determinati artisti, costruendo discoteche magari non enciclopediche, bensì selezionate, dal valore inversamente proporzionale alla loro grandezza (scrivo "costruire discoteche" e non "ampliarle" perchè uno degli aspetti più interessanti della faccenda è che il boom del vinile sembra essere trainato dalle nuove generazioni, non solo dai vecchi collezionisti).

    Può darsi che la rinascita del vecchio disco nero sia soltanto il frutto di una moda, un ultimo guizzo prima dell'estinzione. Ma può anche darsi che rappresenti invece l'alba di una nuova stagione a doppia velocità, in cui vinile e MP3 non si escludono a vicenda, ma diventano complementari. Le due facce di un'esperienza musicale contemporanea, allo stesso tempo vintage e all'avanguardia, che risponde tanto alle nostre necessità di selezione (il vinile) che di abbondanza (l'MP3), e nella quale a trovare sempre meno spazio e meno ragion d'essere è invece l'anonimo cd (surclassato sul piano fisico dal vinile e su quello di comodità digitale dall'MP3).

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    (16/01/2009 - 08:22)

    TitoloLA STORIA DELLA MUSICA

    di The-Undertaker

    Disco Music story: la storia della Disco Music

    Gli inizi. I primi locali da ballo. Le prime discoteche e i primi dj's. La disco music fa il suo ingresso nelle primi clubs....

    In queste poche righe ci sono solo i passaggi essenziali della Disco Music, e mi scuso fin da adesso se ne ho omesso qualcuno ma citare tutti i personaggi avrebbe allungato a dismisura questa sezione e...accorciato le mie notti! Ho preferito, quindi creare una breve sintesi con i passaggi più importanti e approfondendo i profili dei vari artisti e delle canzoni nelle sezioni apposite.
    L'idea di discoteca è originaria dell'Europa e risale all'occupazione nazista in Francia. All'epoca era vietato suonare il Jazz, un genere nero e tipico degli Usa, nei locali e per questo motivo molte persone si riunivano per ascoltare le loro canzoni preferite su vinile. La cosa non aveva molto a che fare con la discoteca come noi la intendiamo, ma per la prima volta nella storia la gente usciva per ascoltare e ballare musica registrata.
    In America questa idea fu esportata da un francese, Arthur che aprì la prima discoteca americana nei primi anni 60 e il suo primo dj fu un cameriere, Hyatt Magro. Questo nuovo atteggiamento verso il ballo divenne ancora più importante, alcuni anni anni dopo, con il British Pop invasion in un club di New York chiamato Electric Circus. Il suo dj Terry Noel diede un contributo enorme alla figura del disk jockey, che non era più solo uno che passa i dischi, associando le luci al ritmo e i dischi secondo generi e umori.
    Francis GrassoMa la nascita del vero dj risale quasi sicuramente al club The Sanctuary ad opera di un italo-americano (guarda caso!) Francis Grasso: la folla andava in delirio per i perfetti accostamenti di ritmo e quei strani esperimenti di batterie e percussioni incrociate (anche se il Maestro non aveva ancora piatti col pitch!).
    Nei primi anni 70 alcuni dj's di origine italiana sono protagonisti delle scene disco: Nicky Siano (divenuto in seguito resident del mitico Studio 54), inizia a proporre musica innovativa, come Love's Theme di Love Unlimited Orchestra, T.S.O.P. di M.F.S.B., mentre Dave Mancuso lancia uno sconosciuto singolo import, Soul Makossa di Manu Dibango: improvvisamente la Disco emerge dai clubs e diventa fenomeno di massa. George McCrae, Hues Corporation, Barry White raggiungono i vertici delle classifiche di tutto il mondo. Ma altre città dopo New York iniziano a proporre i loro artisti creando veri e propri filoni all'interno della Disco: Philadelphia lancia i già citati Mother Father Sister & Brothers (M.F.S.B.), Billy Paul, O'Jays, Harold Melvin & Blue Notes e tanti altri grazie alla label Philadelphia International fondata da Kenneth Gamble e Leon Huff, e da Miami la TK Disco sforna nomi come K.C. and the Sunshine Band, Jimmy Bo Horne, T-Connection, Foxy, Peter Brown, Anita Ward, etc.
    Dj's ed i produttori divennero le stars di questo nuovo filone musicale, e tra quest'ultimi Tom Moulton Tom Moultonche presentò un'innovazione notevole: lui inventò letteralmente il discomix (inizialmente chiamato "Giant 45") quasi per caso. Un giorno andò in sala per travasare in acetato i nastri di "I'll Be Holding On" di Al Downing ma i 7" erano finiti e col tecnico decisero di usare un 10"; durante il passaggio notarono con entusiamo che potevano aumentare il segnale di ben +6 dB e far suonare il pezzo con una dinamica molto più alta! la volta successiva usò direttamente il formato 12" incidendo il primo mix promo della storia: "So Much For Love" dei Moment of Truth. La sua idea creativa portò alla pubblicazione ufficiale del primo 12 pollici: " Ten Percent" dei Double Exposure uno dei singoli più venduti della storia della storia della Disco Music, su etichetta Salsoul. Fondata nel 1975 da Joe e Ken Cayre con la collaborazione del musicista latinoamericano Joe Bataan, con l'idea di unire ritmi latinoamericani con R&B, la Salsoul fu la prima label a distrubuire il mix sul mercato di massa. (originariamente i 12" erano un supporto promozionale solo per dj's). Tom Moulton aveva cominciato a mixare due 45 giri della stessa canzone per creare versioni più lunghe e finalmente il pubblico poteva acquistare anche le sue creazioni elaborate e remixate su vinile. Le sue idee pioneristiche iniziate col medley di 3 canzoni mixate nel primo album di Gloria Gaynor, "Never can say goodbye" diedero il via ad una nuova industria di produzione e remixing che diede un nuovo slancio alla Disco. Tom ricostruiva completamente le canzoni allungando e ripetendo le migliori parti, ampliando, quindi notevolmente lo schema del pezzo: basti pensare a More More More di Andrea True Connection o la soprendente long version di Disco Inferno dei Trammps o ancora Instant Replay di Dan Hartman.
    John Travolta in Saturday Night Fever
    Nella tarda metà dei '70 il contagio tocca anche l'Europa e dal Vecchio Continente arrivano i primi hits : "Love to love you baby" di Donna Summer, prodotto da Giorgio Moroder fu il brano più lungo della Disco Music (17 minuti e passa) consacrando la giovane artista come Disco Queen dei clubs.
    Il genere stava influenzando notevolmente la società ed alla fine del 1977 il film " Saturday Night Fever " trasformò la musica di discoteca in una moda che contagiò tutti i giovani del periodo: grande successo per il film, la sua colonna sonora e consacrazione definitiva per l'interprete principale John Travolta.

    New York continuava ad essere sempre al centro del mondo della Disco grazie anche a due discoteche molto influenti: il Paradise Garage e lo Studio 54. La prima era l'esatto opposto della seconda: il Paradise suonava Disco underground mixata da Larry Levan e ospitava Vip che ballavano indisturbati mescolati a gente normale; mentre lo Studio 54, Regia dello Studio 54che proponeva disco music di successo mixata da nomi come John Jellybean Benitez, Tony Carrasco e Tony Humphries, era il grande club delle Stars (Michael Jackson, Calvin Klein, Brooke Shields, etc.) ed accedervi era difficilissimo a causa della rigida selezione all'ingresso.
    L'industria discografica macinava successi uno dopo l'altro: Chic "Le Freak" e Good Times, Sister Sledge "He's The Greatest Dancer" e "We Are Family", Disco-Tex & The Sex-O-Lettes "Get Dancin'", Rose Royce "Car Wash", Bell & James "Livin' It Up [Friday Night]", Wild Cherry "Play That Funky Music", The Trammps "Disco Party" e "Disco Inferno", Silver Convention "Fly, Robin, Fly", Tavares "It Only Takes A Minute" e "Heaven Must Be Missing An Angel", Musique "In The Bush" e "Keep'on Jumpin", Inner Life "I'm Caught Up (In A One Night Love Affair)", Andrea True Connection "More, More, More" e What's Your Name What's Your Number", Lipps Inc. "Funkytown", sono solo alcuni esempi dei tormentoni dell'epoca.
    Verso la fine degli anni '70 tutti erano consapevoli della forza della Disco e anche grandi artisti rock come i Kiss (" I Was Made For Lovin' You "), Cher (" Take Me Home "), Rod Stewart (" Da Ya Think I am Sexy ?") e addirittura i Rolling Stones (" Miss You ") rivitalizzarono le loro carriere grazie alla nuova moda musicale.

    Nel 1979 stava arrivando l'inizio della fine: alcune persone iniziarono ad attaccare apertamente la Disco, creando un vero e proprio movimento il cui unico scopo era: Kill Disco! Il loro motto pubblicitario fù: " Disco Sucks"!" e il punto di svolta arrivò nel luglio del 1979 durante il " Disco Demolition " nel Parco di Comiskey di Chicago. Il dj radiofonico Steve Dahl invitò gli ascoltatori a portare i loro dischi di Disco Music allo stadio. Il culmine si ebbe con l'esplosione di una enorme pila di dischi che bruciava accompagnato dal canto "Disco Sucks". Questa campagna era una più una reazione del macho bianco contro la liberazione dei gay e l'orgoglio nero che una reale avversione verso la musica da discoteca. Il dj Steve Dahl (che lo possino!) è accreditato da molti per avere fatto finire l'era della Disco Music..

    Nel 1980, Disco era divenuta una parola tabù e per la gente era diventata un modo per definire uno stile di ballo più che un genere musicale. Le radio che per anni l'avevano trasmessa tutto il giorno, tornarono ai loro vecchi formati mentre un altro grave problema stava dando il colpo di grazia: l'AIDS che provocò la morte di molti artisti, produttori, e stars che orbitavano nel mondo delle discoteche. Nonostate ciò, la Disco sopravvisse grazie a clubs come il già citato Paradise Garage e the Saint, che la riportarono di nuovo nell'underground e da lì lentamente, con l'aiuto di nuovi strumenti e tecnologie, dj's e produttori iniziarono a creare e a sperimentare nuovi suoni basati sulla Disco: Grandmaster Flash dava il suo contributo ad una teoria di mix veloce e rap creando le basi dell'hip hop e Frankie Knucles di Chicago, Larry Levan e Tony Humpries di New York diedero vita ad un genere che avrebbe continuato la vita della Disco fino ai nostri giorni.
    La Disco Music non morì: si evolse semplicemente in qualcosa di nuovo chiamata House Music...

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